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COMUNE DI EPISCOPIAProvincia di Potenza
Itinerario Turistico n. 3
1.INTRO: L'itinerario turistico n. 3 conduce fino al Santuario di Maria SS. del Piano (X sec.) percorrendo la Via intitolata all'Ing. G. Bruno (progettista della S.S. n. 104 Sapri-Jonio e dell'Acquedotto Pugliese).
Passando dinanzi alla Villa Comunale e poi davanti alla Cappella di San Rocco, si uscirà dall'abitato e si attraverseranno le fiorenti campagne di Episcopia ed i suoi lussureggianti boschi.
Giunti in località Aia di Maria si potrà ammirare la Quercia della Madonna, esemplare riconosciuto tra gli Alberi Monumentali d'Italia per le sue notevoli dimensioni ed il suo legame con la tradizione storica e religiosa del ritrovamento della statua della Madonna del Piano avvenuto nel XVI secolo.
A breve distanza si trova l'antichissimo Monastero omonimo (fondato dai Santi Cristoforo, Saba e Macario nel 952) dimora della Statua lignea durante la novena che va dal 26 luglio al 5 agosto.
INTRODUZIONE
L'itinerario turistico n. 3 conduce fino al Santuario di Maria SS. del Piano (X sec.) percorrendo la Via intitolata all'Ing. G. Bruno (progettista della S.S. n. 104 Sapri-Jonio e dell'Acquedotto Pugliese).
Passando dinanzi alla Villa Comunale e poi davanti alla Cappella di San Rocco, si uscirà dall'abitato e si attraverseranno le fiorenti campagne di Episcopia ed i suoi lussureggianti boschi.
Giunti in località Aia di Maria si potrà ammirare la Quercia della Madonna, esemplare riconosciuto tra gli Alberi Monumentali d'Italia per le sue notevoli dimensioni ed il suo legame con la tradizione storica e religiosa del ritrovamento della statua della Madonna del Piano avvenuto nel XVI secolo.
A breve distanza si trova l'antichissimo Monastero omonimo (fondato dai Santi Cristoforo, Saba e Macario nel 952) dimora della Statua lignea durante la novena che va dal 26 luglio al 5 agosto.
Cappella di San Rocco
Nel 1938 un'epidemia di febbre tifoide si abbatté su Episcopia, portando via molte vite nonostante le cure a base di chinino. Il figlio di Biagio Russo si ammalò come tanti altri, ma sopravvisse — e la sua famiglia, convinta che a salvarlo fosse stata l'intercessione di San Rocco, chiese il permesso alla Famiglia De salvo Arcieri di restaurare questa piccola cappella, allora abbandonata da tempo. Da quell'anno, ogni 16 agosto, Episcopia festeggia il suo santo intercessore con una processione e con la banda per quella festa, nata da una guarigione, che non si è più interrotta.
La cappella, però, ha una storia ben più antica di quella guarigione: fu voluta nel Seicento dalla Marchesa Porzia Carafa, moglie del secondo Marchese di Episcopia. La sua campana, oggi custodita alla Casa Comunale per proteggerla dal degrado dell'edificio, porta ancora incisi su un lato l'effigie di San Rocco e sull'altro lo stemma della famiglia Carafa: un piccolo oggetto di bronzo che ha attraversato quattro secoli portando con sé il nome di chi lo volle fondere.
Da qui in avanti l'abitato di Episcopia resta alle spalle. La strada che stai per percorrere ti condurrà tra campi e boschi fino a un luogo dove un albero, non una chiesa, custodisce da secoli il cuore della devozione di questo paese.
La Quercia della Madonna
Immagina un gruppo di contadini, secoli fa, nel pieno della mietitura, con la messe che biondeggia sotto il sole d'estate: a un certo punto, tra loro, si leva un grido. Non un grido di paura, ma di stupore — hanno trovato, nascosta dentro il tronco cavo di questa quercia enorme, una statua della Madonna scolpita in un unico blocco di legno. Lasciano cadere le falci, raccolgono in fretta il grano in grandi fasci, li issano su due pali di legno e tornano in paese in corteo, danzando — dicono le cronache — proprio con le falci in mano, in quello che ancora oggi si chiama il "ballo del falcetto" accompagnato da “scigli” e “gregne”, strutture di legno ricoperte per l’appunto di grano.
Sei arrivato proprio davanti a quella quercia: guardala bene, perché è la stessa di cinque secoli fa. La tradizione vuole che fu nascosta qui dai monaci cistercensi del vicino monastero, in un'epoca di razzie e incertezza — forse sul finire del Quattrocento, quando il feudo di Episcopia cambiava spesso padrone e nessuno era certo che una statua tanto preziosa potesse restare al sicuro. Nascosta per proteggerla, ritrovata quasi per miracolo: da allora la Madonna del Piano non ha più lasciato la vita di questo paese.
Ancora oggi, nei giorni di festa, la statua indossa una veste candida e monili d'oro — doni della comunità degli emigranti episcopioti in Venezuela, portati in paese nel 1953. Persino le corone che porta sul capo sono state benedette da Papa Francesco, durante un'udienza del dicembre 2017 a cui hanno partecipato numerosi concittadini: un filo che lega questa quercia, silenziosa e maestosa in mezzo alla campagna, fino al cuore di Roma.
Da questa radura sacra, in pochi passi, raggiungerai il luogo da cui tutto questo culto ha avuto origine: il monastero dove la Madonna trova ancora oggi la sua casa per pochi, intensi giorni all'anno.
Santuario di Maria SS. del Piano
Siamo nell'anno 952. Tre monaci in fuga dalla Sicilia — Cristoforo, Saba e Macario — arrivano fin qui, su queste rive del Sinni, in cerca di un luogo sicuro dove vivere la loro fede lontano dalle incursioni saracene che li avevano costretti a lasciare la loro terra. Costruiscono una piccola edicola dedicata a San Lorenzo: nascerà da quel gesto il monastero che oggi porta il nome di Santa Maria del Piano, il luogo più antico legato alla storia religiosa di tutta Episcopia.
Nei secoli, i Marchesi Della Porta arricchirono questo santuario di affreschi e decorazioni, e qui, nel 1670, venne sepolta la stessa Marchesa Porzia Carafa che hai già incontrato alla Cappella di San Rocco. Ma il terremoto del 1980 segnò una ferita profonda: la chiesa venne dichiarata inagibile e restò chiusa per oltre venticinque anni, tra restauri rallentati e finanziamenti contesi. Riaprì al culto solo il 26 luglio 2006, non a caso proprio il giorno in cui inizia la novena alla Madonna: da allora, ogni anno, la statua lascia la Chiesa Madre — dove vive per tutto il resto dell'anno — per tornare qui, nella sua casa più antica, dal 26 luglio fino al culmine della festa del 4 e 5 agosto.
C'è un ultimo racconto che vale la pena di lasciarti, proprio qui, davanti a queste mura millenarie. Quando la chiesa fu riaperta, nel 2006, l'altare antico rimase per un po' coperto da un drappo rosso, ancora allo stato grezzo: a chi scrisse la storia di questo paese venne allora una convinzione improvvisa, quasi un presentimento, che sotto quell'altare fosse sepolto un monaco. Nessuna sepoltura venne mai trovata — eppure, proseguendo le ricerche, emerse che San Cristoforo stesso aveva chiesto, prima di morire, di essere sepolto proprio in un luogo apparsogli in una visione: un altare dove i suoi figli Saba e Macario celebravano la liturgia in vesti bianchissime. Nessuno potrà mai dire con certezza se fosse questo. Ma se ti fermi un istante in silenzio, in questo luogo che accoglie pellegrini e novene da oltre mille anni, capirai perché a Episcopia qualcuno ancora oggi preferisce crederci.
Geolocalizzazioni:
Posizione itinerario n. 3