Palazzo Iannibelli: architettura gentilizia e memoria civile di Episcopia
Nel cuore dell’antico tracciato urbano di Episcopia, lungo l’odierna Via Felicione — un tempo Via Pianello, asse viario principale del borgo — si erge il Palazzo Iannibelli, una delle più significative emergenze architettoniche presenti nel tessuto urbano del paese.
Sorto nel XVIII secolo, il palazzo fu edificato dal possidente Francesco Iannibelli riutilizzando e riadattando in parte una più antica costruzione preesistente, appartenuta ai Marchesi Della Porta. La sua storia racconta il passaggio da una stagione feudale ormai al tramonto a una nuova fase civile, professionale e amministrativa, nella quale famiglie di notabili locali assunsero un ruolo crescente nella vita economica e sociale del territorio.
Oggi l’edificio, ormai ridotto allo stato di rudere dopo un abbandono durato quasi cinquant’anni, conserva tuttavia un forte valore storico e identitario. Per questo motivo è oggetto di attenzione da parte dell’Amministrazione Comunale, che ne considera il recupero e la messa in sicurezza come parte del più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio storico urbano di Episcopia.
L’edificio: architettura, stile e stratificazione
La facciata del Palazzo Iannibelli si presenta sobria ma elegante, secondo un linguaggio architettonico tipico delle dimore gentilizie del Mezzogiorno interno. L’elemento di maggiore rilievo è il grande portale in pietra, decorato con motivi geometrici e floreali, opera degli abili scalpellini locali.
Il portale non è soltanto un elemento ornamentale: è una vera dichiarazione di presenza sociale. Su di esso si legge l’iscrizione:
“A.D. 1789 Fam. Iannibelli”
La data ricorda l’intervento di ristrutturazione e rifondazione simbolica dell’edificio da parte della famiglia Iannibelli, che volle imprimere sulla pietra il segno della propria affermazione.
Al piano terra si aprono diverse finestre, disposte prima e dopo il portale. Varcato l’ingresso, si accede a una corte centrale con pozzo, elemento funzionale e rappresentativo tipico delle residenze signorili. Da qui si sviluppa uno scalone a due braccia che conduce al piano nobile, dove si trovavano due appartamenti principali.
Oltre al piano nobile, la costruzione presenta un ulteriore livello al piano sottotetto, accessibile dall’appartamento posto a nord. L’articolazione degli spazi rivela una struttura complessa, stratificata e coerente con le esigenze abitative e rappresentative di una famiglia benestante del XVIII e XIX secolo.
Dal Catasto Onciario al passaggio agli Iannibelli
Il palazzo risulta già censito nel Catasto Onciario del 1753, a conferma della sua esistenza e rilevanza all’interno del tessuto urbano episcopiota prima della ristrutturazione settecentesca.
Nel 1788 l’immobile venne ceduto alla famiglia Iannibelli, insieme ad altri possedimenti situati alla sinistra del fiume Sinni. Il trasferimento avvenne dalla Cura Economica del defunto Marchese di Crucoli, marito in seconde nozze della Marchesa Reale Della Porta.
Questo passaggio patrimoniale è particolarmente significativo: il palazzo, nato su preesistenze legate alla famiglia feudale dei Della Porta, entrò nella disponibilità di una nuova famiglia emergente, espressione di una borghesia locale colta, proprietaria e professionale. L’edificio divenne così il segno materiale di una trasformazione sociale: dal potere nobiliare tradizionale alla centralità delle famiglie civili e amministrative dell’età moderna.
Dopo l’acquisizione, gli Iannibelli ristrutturarono il palazzo, adornandolo con il magnifico portale datato 1789. La dimora divenne così uno dei luoghi simbolici della presenza familiare nel borgo.
Genealogia e passaggi di proprietà
Le sorti dello stabile seguirono quelle della famiglia Iannibelli.
Da Francesco Iannibelli il palazzo passò al figlio, l’avvocato Raffaele Iannibelli. Successivamente pervenne a Senatro Iannibelli, secondogenito di Raffaele, e poi al primogenito di questi, Giuseppe Iannibelli, magistrato a Lucera.
Giuseppe lasciò l’edificio in eredità alla moglie, Donna Giovannina Tomaselli, e alle figlie Bice e Chiarina. Furono proprio queste ultime a cedere il palazzo, con atto di compravendita rogato dal Notaio Donadio di Fardella, repertorio n. 131 del 16 ottobre 1909, ai coniugi Francesco Angrisano e Maddalena Iannibelli.
Da questa compravendita il palazzo è poi pervenuto agli attuali proprietari, mantenendo nel tempo il legame con alcune delle famiglie più rappresentative della storia civile di Episcopia.
Gli Angrisano e la memoria nazionale
Tra i nomi illustri legati alla storia successiva del palazzo spicca quello del Notaio Nicola Angrisano, appartenente alla famiglia che acquisì l’immobile nel primo Novecento.
La sua figura si collega a un momento decisivo della storia d’Italia: fu infatti Nicola Angrisano ad autenticare a Napoli, il 9 giugno 1946, l’atto di abdicazione del Re Vittorio Emanuele III. Un gesto notarile che sigillò formalmente la fine di una fase monarchica e accompagnò il passaggio dell’Italia verso un nuovo assetto istituzionale.
Attraverso questa vicenda, la memoria locale del Palazzo Iannibelli si intreccia con la storia nazionale, mostrando come anche un edificio di un piccolo centro lucano possa custodire legami inattesi con i grandi passaggi della vita civile italiana.
Un rudere carico di significato
Oggi il Palazzo Iannibelli versa in stato di rudere, conseguenza di un abbandono durato quasi cinquant’anni. Le sue strutture, pur compromesse, continuano però a raccontare una storia importante: quella dell’evoluzione urbana di Episcopia, del passaggio tra nobiltà feudale e borghesia professionale, della perizia degli artigiani locali e della memoria civile di famiglie che hanno lasciato un segno nel territorio.
La condizione attuale dell’edificio non ne riduce il valore; al contrario, ne rende ancora più urgente la tutela. Il palazzo rappresenta una testimonianza materiale della storia urbana del paese e un possibile punto di riferimento per un percorso di recupero del centro storico.
L’attenzione dell’Amministrazione Comunale verso il suo recupero e la sua messa in sicurezza si inserisce in una prospettiva di valorizzazione del patrimonio storico e architettonico di Episcopia. Restituire dignità a Palazzo Iannibelli significa non solo salvaguardare un edificio, ma recuperare una parte importante della memoria collettiva del borgo.
Palazzo Iannibelli e l’identità urbana di Episcopia
Palazzo Iannibelli non è soltanto una dimora gentilizia in rovina. È un documento architettonico, sociale e civile. Le sue pietre raccontano la stratificazione del potere locale, l’ascesa di nuove famiglie, il lavoro degli scalpellini, la vita quotidiana di una residenza signorile e i passaggi di proprietà che hanno accompagnato la storia moderna e contemporanea di Episcopia.
Nel suo portale datato 1789, nella corte con pozzo, nello scalone a due braccia, nei piani nobili e nei resti ancora visibili, il palazzo conserva l’immagine di un’epoca e il segno di una comunità che ha costruito la propria identità attraverso luoghi, famiglie e memorie.
Il suo recupero rappresenterebbe un atto di cura verso il passato e, allo stesso tempo, un investimento culturale per il futuro. Palazzo Iannibelli può tornare ad essere non solo una traccia del tempo perduto, ma un simbolo vivo della storia civile di Episcopia.