Nel cuore antico del borgo lucano di Episcopia, sotto lo sguardo severo del castello che domina la valle, sorge la Chiesa Madre, intitolata a San Nicola di Bari.
Edificata nel XVI secolo all’interno del rione storico di Piediterra, la chiesa divenne presto il principale punto di riferimento religioso della comunità cristiana del paese. La sua datazione può essere ricavata da una delle prime incisioni presenti all’interno, che riporta la data 12 aprile 1555, posta su un quadro nella navata centrale, entrando a destra.
Nel corso dei secoli, la Chiesa Madre è stata più volte ampliata, abbellita e trasformata, diventando non solo il principale edificio di culto del paese, ma anche un prezioso scrigno di arte sacra, memoria familiare e identità collettiva.
Architettura e stratificazione storica
La chiesa presenta un impianto a navata centrale, arricchito da cappelle laterali, altari, tele, affreschi e opere devozionali che testimoniano la vitalità religiosa e artistica della comunità episcopiota.
La sua storia architettonica è il risultato di una lunga stratificazione. Nel corso del Settecento e dell’Ottocento, l’edificio si arricchì di opere pittoriche, altari, decorazioni e cappelle, mentre negli anni Sessanta del Novecento subì un importante rimaneggiamento legato ai dettami del Concilio Vaticano II.
In quell’occasione venne modificata la disposizione dell’altare maggiore per consentire la celebrazione rivolta verso il popolo, secondo la nuova sensibilità liturgica. Alcuni altari laterali furono smantellati, lasciando tuttavia in loco le tele originarie. Una porta che collegava la navata sinistra all’attuale canonica venne murata e, per ricavare una nuova sacrestia, fu chiusa l’arcata di fondo della navata sinistra, accanto all’altare maggiore.
Questa trasformazione nascose per decenni un magnifico altare settecentesco di gusto barocco, tornato visibile solo con i lavori di restauro del 2011.
Capolavori d’arte sacra
All’interno della Chiesa Madre si conservano importanti testimonianze della produzione artistica locale e meridionale.
Tra le opere più significative si ricordano la tela dell’Annunciazione, risalente al XVI secolo, e la tela della Madonna della Misericordia, realizzata nel 1774 dal pittore R. D’A. Vitale, raffigurata circondata da angeli e affiancata da due monaci, uno dei quali eremita.
Di epoca coeva è anche l’opera della Madonna col Bambino, con il Bambinello sul braccio destro, corona sul capo, angeli a contorno, Santa Lucia da un lato e un santo non identificato dall’altro.
Di particolare valore è anche l’altare ligneo dedicato alla Madonna Nera, risalente al XVI secolo. L’opera fu commissionata da Donna Antonia Vittoria Caracciolo, moglie del Marchese Niccolò Della Porta, dopo la morte del marito avvenuta nel 1695. La presenza dello stemma dei Caracciolo sulle colonnine doriche e dello stemma dei Della Porta in basso al centro consente di collegare l’altare alla memoria familiare e nobiliare della committenza.
L’altare è sormontato da un timpano dorato con una colomba da cui si dipartivano tre raggi, dei quali oggi ne restano due, e conserva un’icona bizantina alla quale è dedicato.
Nell’abside è collocata la statua marmorea di San Nicola di Bari, santo titolare della chiesa e figura centrale della devozione locale. Al di sotto si trova il grande altare maggiore in marmo policromo, datato 1905, sul quale troneggia un imponente crocifisso ligneo del XVI secolo.
Il Cappellone della Madonna del Piano
Una delle parti più significative dell’edificio è la cappella laterale sinistra dedicata alla Madonna del Piano, chiamata anche Cappellone per le sue notevoli dimensioni.
La cappella venne completata nel 1855 grazie all’opera dell’Arciprete Lo Fiego e delle maestranze locali. Una piccola lapide posta sotto la finestra di destra ne ricorda la dedicazione alla Vergine del Piano e il contributo del clero e del popolo alla realizzazione dell’opera.
La volta del Cappellone è arricchita da un affresco raffigurante al centro la Madonna col Bambino, con sullo sfondo la campagna di Santa Maria e il Monastero. Negli angoli compare la rappresentazione del tetramorfo. L’ambiente presenta anche una zoccolatura dipinta di azzurro con effetto marmorizzato, colore tradizionalmente legato alla figura di Maria, e una finestra a trompe-l’oeil realizzata per rispettare la simmetria con la finestra vera posta sul lato opposto.
Qui è custodita la veneratissima statua lignea della Madonna del Piano, databile tra il XV e il XVI secolo sulla base dei suoi caratteri artistici.
L’altare del Cappellone fu realizzato nel 1890, come ricorda l’iscrizione alla base con il nome del committente Giuseppe Attademo. L’opera presenta stucchi floreali, puttini alati e due nicchie laterali che oggi ospitano reliquiari.
Le reliquie esposte appartengono, tra gli altri, a San Secondo Martire, Sant’Exuperantis Martire, San Pacifico Martire e San Macario Abate, figura legata alla storia religiosa di Episcopia nella seconda metà del IX secolo. Altre reliquie non risultano identificabili a causa dell’assenza o dell’illeggibilità dei nastrini interni.
Negli anni, il Cappellone è stato utilizzato anche per la rappresentazione della grotta della Natività durante il presepe vivente e, attualmente, come sepolcreto durante la veglia pasquale.
Memorie nobiliari e sepolture illustri
La Chiesa Madre conserva importanti memorie delle famiglie nobiliari e gentilizie locali.
Il Marchese Niccolò Della Porta, morto il 20 agosto 1695, fu tumulato nella chiesa parrocchiale di San Nicola. La sua memoria è legata all’altare della Madonna Nera, commissionato dalla moglie Antonia Vittoria Caracciolo.
Ai lati dello stesso altare si trovano le sepolture di due importanti esponenti della famiglia De Salvo, Giuseppe e il figlio Pietro. Quest’ultimo fu giureconsulto, avvocato fiscale nel regio tribunale di Cosenza, governatore della Lucania e del Salernitano e Presidente del Tribunale Penale.
La lapide posta sul luogo della sua sepoltura fu danneggiata nel 1869 da un atto vandalico, come testimonia il genero Francesco Barracco, che provvide alla riparazione dello scempio. Ancora oggi sono visibili abrasioni prodotte con uno strumento a punta ai lati dei riquadri scolpiti in bassorilievo.
Accanto all’altare settecentesco tornato visibile dopo il restauro del 2011 si trova anche la commovente lapide in memoria di Amalia Grezzia Virgallito, giovane donna morta di puerperio il 7 novembre 1847.
La Croce delle Indulgenze
Un dettaglio raro e di grande interesse è la Croce delle Indulgenze, murata sull’acquasantiera. Si tratta di un medaglione bronzeo concesso nel 1901 da Papa Leone XIII.
Il medaglione presenta una croce latina in rilievo e iscrizioni circolari in latino. Il testo ricorda che a coloro che avessero baciato la croce posta in chiesa e recitato il Padre Nostro sarebbero stati concessi 200 giorni di indulgenza una volta al giorno.
La particolarità dell’oggetto risiede anche nelle condizioni poste per la sua efficacia: la croce doveva essere murata in chiesa e inaugurata in una delle solennità legate al pontificato di Leone XIII, tra il 1903 e il superamento della durata del pontificato di San Pietro.
La Croce delle Indulgenze rappresenta un segno tangibile della spiritualità del tempo e della volontà della Chiesa di incentivare la devozione attraverso pratiche di pietà quotidiana.
Devozione, restauri e memoria viva
Il culto di San Nicola di Bari è rimasto al centro della vita religiosa di Episcopia. Della devozione al santo titolare resta la statua marmorea collocata nella teca al centro dell’abside, insieme al grande crocifisso ligneo e all’altare maggiore in marmo policromo.
La chiesa custodisce anche memorie artistiche più recenti, come la tela posta a sinistra della navata centrale, raffigurante la confessione di San Giovanni Paolo II con San Pio da Pietrelcina, opera moderna dell’artista locale Franca Iannuzzi.
Il restauro del 2011 ha restituito alla comunità la visibilità dell’altare barocco settecentesco precedentemente nascosto dalla sistemazione della sacrestia. L’altare, realizzato secondo un gusto vicino al barocco siciliano, presenta stucchi di pregio, statue in gesso della Madonna e di San Giovanni ai lati di una croce nera, sulla quale sono inseriti i simboli della Passione: la lancia, la mano, la tenaglia, la corona di spine, il martello, il chiodo e la scala. Oggi ospita anche un grande tabernacolo in marmo policromo lavorato.
Pietra d’identità, sacrario di memoria
La Chiesa Madre di Episcopia è molto più di un edificio sacro. È uno spazio vivo di fede, arte e memoria collettiva, in cui si leggono la storia del borgo, le ambizioni delle famiglie nobiliari, la devozione popolare, le trasformazioni liturgiche e le ferite del tempo.
Come ogni chiesa madre, essa è custode della comunità: uno scrigno di identità religiosa, un sacrario di memorie familiari e collettive, un luogo in cui la pietra conserva la voce dei secoli e restituisce il senso profondo del sacro nella storia di Episcopia.