Itinerario Turistico n. 1

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Via Piediterra - Rione Piediterra

Data:

28 marzo 2025

Tempo di lettura:

34 min

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Un'immagine generica segnaposto con angoli arrotondati in una figura.

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Via Piediterra - Rione Piediterra

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COMUNE DI EPISCOPIA
Provincia di Potenza

Itinerario Turistico n. 1

INTRO: L'itinerario turistico n. 1 propone una visita all'interno del rione più scenografico del paese, incastonato tra il Castello e la rupe che affaccia sulla valle del fiume Sinni, dove si potrà riconoscere il borgo autentico di Episcopia conservatosi quasi intatto nella sua antica struttura urbanistica.L'amena cornice del maniero ne ha preservato l'arcaica quiete rendendolo un pittoresco angolo di paradiso in cui solo il raro cinguettio degli uccelli o il periodico canto del gallo può rompere il silenzio magico che lo avvolge.Dopo aver visitato la Chiesa Madre e lo sperone roccioso su cui sorge la Torre simbolo del paese, si potranno ammirare il Masso della Timpa di Ciamparella e gli anfratti tra le rocce al di sotto delle quali corre il passaggio segreto usato dal Marchese come via di fuga dal Castello in caso di assedio.

Chiesa Madre San Nicola di Bari
Torre del castello
Timpa di ciamparella
Passaggio segreto

  1. Introduzione

L'itinerario turistico n. 1 propone una visita all'interno del rione più scenografico del paese, incastonato tra il Castello e la rupe che affaccia sulla valle del fiume Sinni, dove si potrà riconoscere il borgo autentico di Episcopia conservatosi quasi intatto nella sua antica struttura urbanistica.

L'amena cornice del maniero ne ha preservato l'arcaica quiete rendendolo un pittoresco angolo di paradiso in cui solo il raro cinguettio degli uccelli o il periodico canto del gallo può rompere il silenzio magico che lo avvolge.

Dopo aver visitato la Chiesa Madre e lo sperone roccioso su cui sorge la Torre simbolo del paese, si potranno ammirare il Masso della Timpa di Ciamparella e gli anfratti tra le rocce al di sotto delle quali corre il passaggio segreto usato dal Marchese come via di fuga dal Castello in caso di assedio.

  1. Chiesa Madre di San Nicola di Bari

Entra nella penombra della navata e lascia che gli occhi si abituino alla luce che filtra dalle finestre alte. Sei nella Chiesa Madre, dedicata a San Nicola di Bari, il cuore religioso del rione che nel Cinquecento — lo racconta un'iscrizione datata 12 aprile 1555, ancora leggibile su un quadro alla tua destra entrando — vide il paese arricchirsi e crescere proprio intorno a queste mura.

Volgi lo sguardo verso la navata destra: qui, in un angolo che sa di raccoglimento privato più che di sfarzo nobiliare, si trova l'altare ligneo dedicato alla Madonna Nera. Fu Donna Antonia Vittoria Caracciolo a volerlo, dopo la morte del marito Niccolò, terzo Marchese di Episcopia, sepolto proprio in questa chiesa. Osserva le colonnine doriche che lo sorreggono: vi riconoscerai lo stemma dei Caracciolo, la sua famiglia e quello dei Della Porta, il casato del marito — un dettaglio che da solo racconta più di mille documenti, il segno silenzioso di una vedova che firma un dono d'amore col proprio nome. In alto, un timpano dorato conserva una colomba da cui un tempo si dipartivano tre raggi: oggi ne restano solo due, mentre al centro veglia ancora un'icona bizantina.

Non lontano, altre pietre custodiscono altre storie: le lapidi della famiglia De Salvo, che nell'Ottocento raccolse l'eredità dei Marchesi, ricordano un padre e un figlio — quest'ultimo arrivato a essere governatore della Lucania — e portano scolpito, in fondo, un piccolo teschio alato: un monito silenzioso che parla ancora, secoli dopo, a chi si ferma a leggerlo. Qui potrai trovare la curiosa storia che ha segnato questa tomba: un invidioso rovinò la lapide e il genero di De Salvo dovette restaurarla.

Esci ora dalla chiesa e alza gli occhi verso lo sperone di roccia che domina il paese: è lì, tra le pietre più antiche di Episcopia, che ti aspetta la prossima tappa.

  1. La Torre del Castello

C'è una fotografia, scattata nel 1912, che i più anziani del paese conoscono bene: mostra la torre del Castello ancora integra, slanciata, quasi gemella di quella del castello di Tricarico. Guardala oggi e la riconoscerai — ma con una ferita che quella foto non lascerebbe immaginare: pochi anni dopo un cedimento strutturale ne fece crollare la metà, lasciandola come la vedi ora, monca ma ancora fiera sulla rupe.

Questo torrione cilindrico, undici metri di diametro e oltre diciotto di altezza, fu costruito dai Normanni sull'estremità nord del maniero, a completare un sistema difensivo che aveva già una storia lunga secoli: la torre quadrata, che riconosci nell'ala sud del castello, era già in piedi ai tempi dei Bizantini. Due torri, due epoche, un solo compito — vegliare sulla valle del Sinni fin dove l'occhio riesce ad arrivare.

Prova a immaginare cosa significasse difendere questo luogo: il castello era protetto da un ponte levatoio, da feritoie aperte in alto per scagliare frecce su chi avesse tentato la scalata, e da una rupe che precipita per quasi sessanta metri sulla strada sottostante. Eppure nemmeno tutto questo bastò a fermare il tempo: le pietre cadute dalla torre nel crollo vennero raccolte e riutilizzate per altre costruzioni del paese — un pezzo di storia che, senza saperlo, potresti avere sotto i piedi passeggiando per le vie di Episcopia.

Ma le rocce di questo luogo custodiscono anche segreti meno visibili. Scendi ora verso il fiume, in direzione del Sinni: un masso solitario ti sta osservando da lontano, e ha molto da raccontarti.

  1. La Timpa di Ciamparella

Da lontano sembra un volto. Guardalo bene: il grande monolite della Timpa di Ciamparella si staglia sopra il fiume Sinni, immobile, come se scrutasse l'orizzonte da tempo immemore. Nessuno sa dire come sia arrivato fin qui, né come abbia fatto a restare in equilibrio per secoli su questo sperone di roccia. Perfino chi ha ricostruito con pazienza la storia di Episcopia, davanti a questo masso, ha dovuto arrendersi al mistero — e lasciarsi andare, per una volta, alla fantasia.

C'è chi, guardandolo, ci vede il profilo del Marchese Ferdinando Della Porta, il nobile che nel Seicento ottenne il titolo marchesale e che a questo luogo resta legato più di ogni altro feudatario di Episcopia. Un Moai lucano, verrebbe da dire, pensando alle enigmatiche statue dell'Isola di Pasqua — o forse un monumento voluto proprio da lui per celebrare la propria grandezza, un po' come i volti scolpiti sul Monte Rushmore, secoli più tardi e dall'altra parte del mondo.

Leggenda o monumento, capriccio della natura o volontà di un uomo: la Timpa di Ciamparella resta lì a guardare il Sinni scorrere, senza svelare la sua vera origine.

E proprio sotto questa roccia, in un punto che nessuno noterebbe passando di qui distrattamente, si apre l'imbocco di uno dei racconti più affascinanti di tutto il paese: un passaggio scavato nel buio della roccia, che dal Castello arriverebbe fin qui.

  1. Il Passaggio Segreto

Immagina tre bambini, ciascuno con una candela accesa in mano, che si calano in un cunicolo scavato nella roccia, da qualche parte tra la Chiesa Madre e Via Taverna. È una storia vera, raccontata anni dopo da uno di loro ormai adulto: insieme ai suoi due amici, da ragazzino esplorò per un buon tratto quello che in paese tutti chiamano ancora "il passaggio segreto" — finché l'aria fresca che soffiava dentro quel cunicolo, non spense le candele e li costrinse a tornare sui propri passi.

La leggenda vuole che questo passaggio nascesse nel pozzo del Castello, attraverso un varco nascosto nelle pareti della cisterna, e scendesse per decine di metri nelle viscere della rupe per sbucare proprio qui sotto, ai piedi della Timpa di Ciamparella che hai appena lasciato alle spalle. Sarebbe stata la via di fuga del Marchese in caso di assedio: un'uscita segreta capace di garantirgli scampo anche nel peggiore dei momenti.

C'è un dettaglio che rende questa storia ancora più intrigante: i tre ragazzi notarono che il cunicolo, all'interno, non era roccia grezza ma una volta rivestita di mattoni — segno di una costruzione precisa, non di un semplice anfratto naturale. Eppure, quando in seguito si cercò un collegamento diretto tra questo passaggio e il pozzo del Castello, non venne mai individuato alcun varco nella cisterna. Il mistero, ancora oggi, resta intatto.

E poi c'è il ritrovamento che a Episcopia tutti ricordano: sul fondo di quella cisterna, i tre ragazzi trovarono uno stiletto finemente decorato e un antico pugnale, che consegnarono al Parroco del paese che di quelle pietre e di quei segreti si prendeva sempre cura.

Chissà quante altre storie dorme ancora Episcopia sotto le sue rocce, in attesa di qualcuno — magari proprio tu, la prossima volta che passerai da queste parti — che le porti alla luce.

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Posizione itinerario n. 1

Chiesa Madre di San Nicola di Bari


Timpa di Cimparella



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Via Ing.G.Bruno,115, Episcopia, Potenza, Basilicata, Italia

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Area Amministrativa - Segreteria

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85033 Via Ing.G.Bruno,115, Episcopia, Potenza, Basilicata, Italia

Telefono: +39 0973 655 013

Email: ufficioprotocollo@comune.episcopia.pz.it

PEC: protocollocomunepiscopia@pec.it

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Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2026, 13:19

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